10) Copernico. Le ragioni degli antichi sono insufficienti.
Copernico afferma che vi  un tipo di moto, che egli definisce
violento, e un altro che egli chiama naturale. A quest'ultimo
tipo apparterrebbe il movimento della Terra. Egli inoltre
considera il moto di rotazione come naturale per un corpo sferico.
Infine il grande astronomo ricorda al lettore che l'atmosfera 
parte integrante della Terra e i corpi compresi in essa si muovono
secondo le leggi della fisica terrestre. Egli utilizza come
esempio il fatto che le nuvole rimangono sollevate nel cielo;
infatti secondo la fisica classica esse sono attratte dalla sfera
del fuoco. Pur sapendo oggi quanto la ragione fosse dalla sua
parte, non possiamo non osservare che i suoi ragionamenti appaiono
piuttosto deboli, collocati come sono all'interno di quella fisica
aristotelica, che egli sembra ancora accettare. Soltanto un secolo
dopo la scienza moderna se ne sbarazzer definitivamente. I versi
citati sono del terzo libro dell' Eneide.
N. Copernico, De revolutionibus orbium coelestium, capitolo ottavo
(pagine 37-40).

Certamente, per queste e per simili ragioni si dice che la Terra
rimane ferma al centro del mondo e che ci si pu basare su ci
senza ombra di dubbio. Per, se qualcuno stimasse che la Terra
ruota, dovrebbe dire in ogni caso che si tratta di un moto
naturale, e non di un moto violento. Ma allora ci che avviene
secondo natura, opera effetti contrari rispetto a ci che avviene
secondo violenza. Le cose, infatti, che sono soggette alla
violenza o all'impeto non possono resistere a lungo e finiscono
per andare in rovina; quelle, invece, che si fanno secondo natura
avvengono nel modo migliore e possono conservarsi perfettamente
integre. Tolomeo dunque temerebbe invano che la Terra e tutte le
cose terrestri possano dissolversi in una rotazione che avvenga
per effetto della natura, rotazione che ha conseguenze di gran
lunga diverse... da quelle che avrebbe un artificio umano. Perch
mai, d'altronde, e a maggior ragione, non si paventa quella rovina
per la volta celeste, il cui moto dev'essere di tanto pi veloce,
quanto pi grandi sono le dimensioni del cielo rispetto a quelle
della Terra? Forse che il cielo  diventato cos immenso, perch
allontanato dal centro dalla indescrivibile violenza della sua
rotazione?...
... Ci che possiamo tenere per certo  che la Terra, fra i suoi
poli,  racchiusa da una superficie che le d la forma di un
globo. Perch dunque esitare ancora ad ammettere una mobilit che
 congruente per natura a quella sua forma? E piuttosto ammettere
che giri il mondo intero, che ignoriamo dove e come finisca, n
potremo saperlo mai? Non  meglio ammettere che la rotazione
quotidiana del cielo  apparente, e che  reale quella della
Terra? E che questa avviene nello stesso modo riconosciuto in
Virgilio da Enea, quando dice:
 Mentre siam spinti fuori dal porto,.
coste e citt si allontanano .
E ci perch, quando un'imbarcazione avanza tranquillamente, dai
naviganti tutte le cose che sono al di fuori si scorgono muoversi
a immagine del movimento di quella, e reciprocamente gli stessi
ritengono di esser fermi unitamente a tutte le cose che sono con
loro. La medesima cosa appunto pu accadere nel moto della Terra,
di modo che sembra girarci intorno il mondo intero. E che dire,
poi, delle nuvole e di tutte le cose che vengon gi dal cielo, si
sostengono nell'aria o in essa salgono di nuovo verso i luoghi pi
alti? Certamente non si potr dire altro che a muoversi cos non 
soltanto la Terra con l'acqua che le sta sopra, ma anche una parte
tutt'altro che piccola dell'aere e tutte quelle cose che hanno con
la Terra un analogo rapporto...
Grande Antologia Filosofica, Marzorati, Milano, 1964, volume
dodicesimo, pagine 111-112.
